Londra: vita facile per gli intolleranti!

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E’ da secoli che sognavo di andare a Londra (esssi, tra le cose di cui non andare fiera: non c’ero ancora mai stata!). Ed è stata una minivacanza all’altezza delle aspettative, non solo per il tempo, inverosibilmente clemente con noi, ma anche e soprattutto per il cibo! Ogni volta che si va in vacanza fuori per me è un vero dramma e i viaggi vengono spesso vincolati da dove e cosa posso mangiare. Ma a Londra… sembrava di essere in un altro mondo! Tutto comincia la mattina in albergo (assolutamente non un albergo di lusso, quindi non ti aspetti grandi cose per colazione), ed ero già preparata al digiuno. Entro nella sala breakfast e mi preparo alla solita londra6scena del cameriere che, alla mia domanda “Si può avere un pò di latte di soia?” mi guarda come se gli avessi chiesto di scalare l’Heverest con me sulle spalle e cantando “Su di noi nemmeno una nuvola” di Pupo… e invece… pane integrale, cereali, muesli, miele, marmellate, latte di soia, cioccolata da preparare al momento, caffè, succhi freschi… un paradiso! Tutta contenta mi appresto ad affrontare la prima giornata di vacanza col cuore felice pensando “Vabbeh, dai, la colazione è andata bene, mi accontento così”. E invece riscopro una città che, per quel che riguarda l’alimentazione, è anni avanti a noi. Ogni ristorante offre almeno due piatti di cucina vegan (buonissimi gli hamburger di verdure)… ovviamente il maritino nonlondra4 ha potuto non assaggiare il fish and chips (le fritture fanno maaaaaaaaaaale) ma io mi sono consolata con il mio hamburger vegetale e tante salsine buone (che prestissimo riprodurrò homemade). Si trovano sempre insalatone gustosissime (usano molto l’avocado e la carne bianca) e c’è una catena di ristoranti (Pret a Manger) che offre cucina biologica, ci sono piatti pronti e londra3sandwich vegani, frutta fresca biologica e persino la frutta secca. Una cosa che mi ha sconvolto positivamente è che in tutti i negozi di caramelle tra gli scaffali c’è sempre anche la frutta secca. E poi tanti locali di buon sushi e tanti negozi di roba bio e vegan (uno su tutti Holland&Barret). Ma il momento topico è stato quando, a metà mattinata, si è cominciato ad avvertire il calo di zuccheri: entriamo da Starbucks e chiedo timidamente al barista “Potete farmi qualcosa con latte di soia?”. Se in Italia mi azzardo a fare una domanda del genere il 90% delle volte mi guardano come se gli avessi chiesto di andare in Papuasia a mungere mucche geneticamente modificate perlondra5 produrre latte senza lattosio apposta per me, invece il barista mi ha guardato come fossi una povera deficiente e mi ha riposto sorridendo: “TUTTO”. Ho sentito mancarmi un battito. Il mondo si è fermato… tutto?… Ha detto proprio….TUTTO!!!? No, è un sogno, svegliatemi.. per la prima volta…. ho l’imbarazzo della scelta!!!! Cappuccino, cioccolata, caffè di ogni tipo, mi sono data alla pazza gioia! E le catene sono molte: anche NeroCafe fa una cioccolata di soia buonissima. Insomma amici intolleranti e non, che l’humor ed il clima inglese vi garbino o no, fatevi un giretto a Londra: ne vale proprio la pena! 

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